APPALTI, INPS LANCIA LA BANCA DATI SUL CONTROLLO DEI CONTRIBUTI: “DIVENTI OBBLIGATORIA PER LA PA”  
Lo strumento, ora volontario, consente ai committenti di verificare mese per mese la regolarità dei versamenti di appaltatori e subappaltatori Avere un report mensile sulla regolarità dei versamenti contributivi da parte delle imprese coinvolte lungo tutta la catena dell'appalto. In tempi di responsabilità solidale e di stretta sulle ritenute fiscali quasi una manna per i committenti privati che rischiano di essere chiamati a rispondere delle irregolarità commesse dalle imprese più spregiudicate e per le pubbliche amministrazioni che vogliono essere certe dell'affidabilità dei loro interlocutori. A garantire i controlli, attraverso l'incrocio di dati già in proprio possesso, è la nuova «Banca dati appalti» resa finalmente operativa dall'Inps dopo gli annunci degli anni scorsi. Già nel 2017 l'ex presidente Tito Boeri aveva anticipato l'arrivo della nuova piattaforma utile a combattere un'evasione contributiva che ai tempi veniva già stimata in 11 miliardi di euro all'anno. Ieri la presentazione e l'avvio ufficiale della banca dati, che consentirà ai committenti di controllare mese per mese la regolarità dei versamenti contributivi delle imprese, decidendo di servirsi dello strumento messo a disposizione dall'Inps e comunicando pochi dati sull'appalto in corso. Il limite? Il suo utilizzo è per ora lasciato all'iniziativa dei committenti. «Abbiamo una legislazione efficiente in tema di appalti che obbliga il committente in solido con l'azienda che ha l'appalto a pagare retribuzione e contributi ai lavoratori che lavorano nell'appalto - ha commentato il presidente dell'Istituto di previdenza Pasquale Tridico -. Quello che facciamo oggi è associare a ogni appalto un codice unico che permette la tracciabilità continua degli appalti. Il vantaggio è enorme in termini di trasparenza dei contributi versati». Per questo, ha detto Tridico, l'Inps si impegnerà con il governo con l'obiettivo di ottenere «un intervento normativo per rendere obbligatoria la Banca dati appalti». Nel frattempo Tridico si augura che alla banca dati «si registrino tutte le amministrazioni pubbliche». «Così si potrebbe tracciare - ha detto - il corretto pagamento dei contributi» in tutti gli appalti.  

Come funziona la nuova banca dati
«Il servizio offerto dall'Inps è un modo per tutelare i committenti», ha spiegato Daniela Silvestris, dirigente dell'Istituto. «Non ha la validità giuridica del Durc, ma al contrario del documento di regolarità fiscale consente una valutazione economica accurata e tempestiva. mentre il Durc può contenere una fotografia vecchia anche di sei mesi». Per usufruire del servizio le stazioni appaltanti devono semplicemente comunicare all'Inps il valore economico, la durata dell'appalto, la sua ubicazione, la data di inizio e fine prestazione e i nominativi delle imprese coinvolte tra appalti e subappalti. basandosi su questi dati il sistema genera un codice identificativo dell'appalto (Cia) e lo comunica via Pec a tutte le imprese che a loro volta devono segnalare i nominativi dei lavoratori coinvolti e la percentuale di utilizzo. L'Inps da parte sua genera ogni mese una «Rendicontazione appalto mensile» (Rma) in cui fornisce la fotografia aggiornata sulle regolarità di utilizzo dei lavoratori e anche sulla loro posizione contributiva. «La nostra esperienza - ha aggiunto Signoris - è che spesso fenomeni di dumping negli appalti sono legati alla dichiarazione di lavoratori in part-time come se fossero impiegati full-time. Se il committente grazie ai nostri controlli capisce che i lavoratori dichiarati per l'appalto sono tutti impiegati part-time ha immediatamente conto del rischio di irregolarità in corso». Per avere la rendicontazione mensile il committente deve però farsi autorizzare dalle imprese a riceverla insieme a loro via mail. «Per questo - hanno spiegato i tecnici dell'Inps - deve prevedere delle apposite clausole nel contratto di appalto».  

Controlli estesi a tutti gli appalti

I controlli condotti sulle imprese dall'Inps grazie alla nuova banca dati non si limiteranno soltanto all'appalto in corso, ma verranno estesi a tutte le posizioni aperte dalle imprese. «Così che i committenti vengano costantemente aggiornati sull'affidabilità dei loro interlocutori», è stato spiegato. Come annunciato dal presidente Tridico l'Inps chiederà che l'utilizzo delle nuova banca dati appalti divento obbligatorio per le Pa. «Non ci sono sovrapposizioni rispetto agli strumenti già in uso - ha spiegato Signoris -. perché la banca dati gestita dal ministero delle Infrastrutture risponde a logia di pubblicità dei bandi mentre quella gestita dall'Anac a obiettivi di qualificazione delle imprese. Qui invece siamo nel campo del monitoraggio della regolarità contributiva». E magari anche fiscale. Vista la stretta del Dl fiscale sulle ritenute negli appalti, che impone l'obbligo per i committenti di verificare le copie degli F24 con il versamento dei contributi ai lavoratori, «la nuova banca dati - concludono all'Inps - potrebbe semplificare molto il sistema consentendo l'estrazione e il controllo automatico degli obblighi di verifica della congruità contributiva da parte dei committenti» (Edilizia e Territorio – Il Sole 24 Ore).