Il codice dei contratti va abrogato subito.

Neppure per l'acquisto delle mascherine e dei ventilatori si è potuto applicare il codice dei contratti n. 50 del 2016. Nonostante, infatti, le direttive comunitarie consentano, nei casi di urgenza, il ricorso alla procedura negoziata con affidamento diretto, il codice dei contratti si è dimostrato di ostacolo addirittura nell'attuale emergenza.
Da un lato, infatti, la somma urgenza di cui si avvale la protezione civile, prevista nell'art. 163 del codice, può essere invocata solo per piccoli importi (sotto soglia comunitaria fino a circa 200.000 euro) e non già per l'acquisto di milioni di mascherine.
Dall'altro la procedura negoziata, ai sensi del codice, prevede che nei casi d'urgenza (art. 63 comma 6) una selezione almeno tra 5 operatori economici che è risultata incompatibile con la scelta che l'attuale emergenza richiede.
Per poter operare si è dovuto inserire nei decreti il potere di derogare al codice. In questo modo le procedure negoziate sono state effettuate senza selezionare 5 offerte ma negoziando direttamente con il singolo fornitore.
Ma la cosa incredibile è che si è dovuto inserire uno scudo penale a salvaguardia di chi sta operando per l'acquisto delle mascherine e dei ventilatori.
Questa è la conferma che il codice non funziona neppure nei casi d'emergenza nazionale che, al contrario, le direttive CEE prevedono e disciplinano.
Ogni qualvolta si deve fare qualcosa è necessario agire in deroga al codice proprio perché le procedure in esso previste non consentono di raggiungere gli obiettivi che l'Amministrazione intende perseguire.
È arrivato il momento di abrogare il codice se si vuole garantire una ripresa del paese.
Bastano poche regole e, per assurdo, sarebbe sufficiente tornare alle norme precedenti l'attuale codice.

Arturo Cancrini